L’uso delle riprese time-lapse delle nubi come mezzo per visualizzare la circolazione locale (e non) dell’aria

 Una ricerca superficiale su Internet ci può fare facilmente scoprire centinaia di webcam disseminate sul territorio.

Molte di queste non si limitano ad acquisire immagini statiche di tanto in tanto, ma sono anche in grado di registrare filmati, spesso nella modalità “time lapse“.

Per chi ancora non ne abbia veduto uno, qui sotto ho riportato un esempio, un collage di tre inquadrature riprese da Moggio Valsassina guardando verso le Grigne ed i Piani di Artavaggio. In pratica, un filmato time lapse è costituito dall’assemblaggio di fotografie scattate ad intervalli regolari nel tempo.

La relazione tra il rateo di proiezione delle fotografie nel filmato e l’intervallo di tempo reale tra foto consecutive determina un effetto di accelerazione.

Il filmato qui sopra, per esempio, è stato ottenuto scattando le singole fotografie ogni 2 secondi, con un rateo di proiezione di 30 immagini al secondo. Questo vuol dire che un secondo di tempo di proiezione (30 fotogrammi) equivale a 30*2, cioè 60 secondi di tempo reale, per un’accelerazione apparente del tempo pari a 60 volte.

L’accelerazione apparente del tempo permette di seguire l’evoluzione di fenomeni troppo lenti perché noi possiamo percepirli ad occhio nudo, come ad esempio l’aprirsi e chiudersi dei fiori, il crescere dei vegetali, o lo svilupparsi di una grande struttura in costruzione, come un edificio od una nave.

Oppure, anche, il muoversi ed il continuo trasformarsi delle nubi nel cielo.

In moltissimi casi, il movimento apparente delle nubi risulta dalla complessa interazione tra il flusso dell’aria, con il suo complicato apparire a quote diverse ed in presenza di ostacoli naturali come le montagne, e i delicati equilibri dinamici dovuti all’alternanza di condensazione ed evaporazione – come accade per esempio con le nubi orografiche che sembrano stazionare sulle cime dei rilievi nelle giornate calde di bel tempo, e che sono dovuti al continuo formarsi e dissolversi di nubi da condensazione, mentre l’aria investe la montagna, si innalza raffreddandosi, per poi ridiscendere riscaldandosi, con effetto sulla condensazione.

Tutti questi effetti, ad ogni modo, sono chiaramente riconoscibili e distinguibili in un filmato time lapse. Già nell’esempio che ho riportato possiamo distinguere facilmente regimi di circolazione diversi alle varie quote. Figuriamoci cosa potrebbe coglierne un occhio esperto, e quale appoggio potrebbe dare, con immagini che come spesso accade valgono centinaia di parole, ad una conferenza, o una lezione.

Certo, perché le immagini possano avere un reale uso didattico è bene soddisfino ad alcuni requisiti di base – che non è detto i filmati raccolti automaticamente dalle webcam abbiano in pieno.

Per esempio, esposizione e contrasto non dovrebbero mostrare eccessivi “salti” durante la proiezione. Poi, l’immagine dovrebbe fluire con regolarità, e non a scatti. In presenza di aree con luminosità molto diverse, le immagini non dovrebbero oscurarne alcune e bruciarne altre.

Insomma: per ottenere risultati utili serve un po’ di lavoro fotografico.

Ma la tecnologia di oggi viene in soccorso, con programmi di assemblaggio ed editing delle sequenze time lapse, o addirittura con videocamere dedicate (a basso costo, oltretutto – tra le webcam di fascia media e le macchine fotografiche compatte). Non desidero, in questa sede, fare pubblicità agli uni od agli altri, ma una ricerca anche breve su Internet vi mostrerà decine di opportunità.

Certo, che vedere immagini di nubi in movimento fa senz’altro pensare e, allo stesso tempo, apprezzare (in modo molto rilassante) la meraviglia del mondo.

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